UN CUGINO DI TARIK, DUE ORE DOPO, SULLA SCENA DEL DELITTO! L’ALLARME TEMPESTIVO AVREBBE POTUTO SALVARE ILARIA?

Tra Tarik El Ghaddassi e il cugino Mohamed Chafi quasi un’ora e mezzo di conciliaboli, prima della mattanza, interrotti solo dal doppio arrivo di Polizia e Carabinieri per i controlli di routine sugli arresti domiciliari. Dopo l’omicidio ben tre telefonate tra i cugini e alle ore 3.32 un nuovo sopralluogo nella casa dell’orrore, documentato dal navigatore auto, per soli due minuti. Ilaria venne soccorsa, rispetto al mancato intervento mai richiesto, con sette ore di ritardo, quando ormai la mamma, vegliata a lungo dalle due bimbe, era ormai morta.
Un terzo uomo sulla scena del delitto e della droga tra le pieghe del delitto di Ilaria MAIORANO.
Queste le novità che in sede processuale potrebbero risultare tra i fatti nuovi – intendendo per nuove le news mai comunicate all’opinione pubblica, celate dal segreto investigativo – nell’ambito del processo in corso ad Ancona a carico di Tarik EL GHADDASSI.
L’ultima udienza di venerdì, in Corte di Assise, ha lasciato trapelare novità sostanziali circa la ricostruzione delle fasi quantomeno immediatamente precedenti l’efferato delitto di Padiglione.
Un uomo Mohamed CHAFI, cugino di Tarik, stando a quanto si apprende con un anno e oltre di ritardo, ha vissuto l’intera serata e soprattutto gran parte della nottata in casa del connazionale marocchino, nonchè affine di parentela.

Quella tragica notte, tra il 10 e l’11 ottobre 2022, l’uomo, che non è stato ancora ascoltato in dibattimento (e stando all’avvocato difensore Domenico BIASCO, non figurando nell’elenco dei testimoni, non è detto potrà mai esserlo) si è trattenuto a casa di Tarik, in uno spazio a pian terreno dell’abitazione, per almeno un’ora.
Esattamente dalla mezzanotte fino all’1.20 quando una pattuglia del Commissariato è giunta di controllo per rilevare il rispetto, da parte di Tarik, della detenzione domiciliare per vicende pregresse di droga.
Identificato il familiare Mohamed CHAFI come cugino ma non convivente, il marocchino è stato ammonito dai poliziotti a lasciare immediatamente l’abitazione; invito non rispettato in quanto, una decina di minuti più tardi una seconda pattuglia, stavolta dei Carabinieri, è giunta a bussare alla porta.
Cosa hanno fatto i due cugini, in piena notte, per ben circa un’ora e mezzo, oltre fumare della droga?

Qui si esula dalle certezze. E’ ritenuto probabile, viste le estreme conseguenze scaturite, che l’incontro fosse stato programmato da Tarik per valutare con la famiglia allargata marocchina, i mille dubbi sulla effettiva fedeltà coniugale di Ilaria; dubbi che hanno sempre tormentato l’uomo, in conflitto aperto con le usanze e le credenze dell’uxorida e le differenti linee guida tra la visione nord africana e quella europea in tema di coppia.
Insomma, una volta di più sono scoppiate all’evidenza tutte le difficoltà culturali di mettere insieme, in fatto di famiglia e di religioni, tra due culture e due credi agli antipodi. In particolare, poi, se è l’uomo ad indirizzare, in un verso mussulmano, anziché nell’altro cristiano, la linea di condotta familiare.
Sta di fatto che quando Mohamed CHAFI ha lasciato la catapecchia sul Musone, dopo l’1.20 di notte, Ilaria MAIORANO era ancora viva; probabilmente timorosa di quel colloquio che si stava protraendo, sul proprio conto.
Anche i consigli che il cugino potrebbe aver dato a Tarik per raddrizzare quella moglie,“infedele” sotto troppi aspetti, non sono dati a sapere ma se ne possono solo immaginare i tragici effetti.
Una tragedia annunciata, insomma, in carta carbone col romanzo di Shakespeare e la sanguinaria vicenda di Otello, Moro di Venezia, tradito dalle insinuazioni di Iago; e Desdemona a pagare il conto di invidia e gelosia con la vita.
Come i tormenti interiori e psicologici sfociati, quelli di Tarik, in un puzzle di fraintendimenti e incomprensioni accumulate in 10 anni di matrimonio.
L’intero archetipo millenario della passione amorosa che, sviata dalla gelosia, conduce all’autodistruzione.
Sta di fatto che per tutto il tempo immediatamente successivo alla mattanza – truculenta come si farebbe fatica a credere, portata avanti a mani nude, sfondando porte e finestre, non arrestandosi nemmeno davanti agli occhioni spalancati delle due bimbe inorridite – i due cugini non si sono più sentiti o visti.

“Solo” tre telefonate, l’ultima alle ore 3.32, sono intercorse, con Tarik a chiamare Mahomed; o viceversa.
Infine, documentato dal Gps del navigatore auto di Mohamed, il cugino è di nuovo a casa di Tarik, per soli due minuti.
Il tempo di entrare, questa volta, in casa, salire le scale e avere il tempo di ascoltare, non anche vedere, le voci delle bimbe “parlare” con la mamma.
In una casa sottosopra e costellata di schizzi di sangue fresco, è pensabile che Mohamed non abbia avuto la forza di entrare nella camera e… mandato al diavolo Tarik per quanto poteva aver fatto… è tornato indietro mettendo fine ad una notte senza ritorno.
Ancora sette ore di attesa con il marocchino a lavare il coro della moglie dal sangue, rivestirlo alla meno peggio, girare sottosopra il materasso intriso di sangue e adagiarvi Ilaria, ormai morta.
Sette ore ovvero il tempo, per un’altra parente di Tarik, di arrivare in casa, allarmata per le mancate risposte al cellulare, è toccare con mano la tragedia.
Una sola la domanda che la Corte dovrebbe porgersi: il cugino Mohamed, salito in casa, avrebbe ancora potuto, allertando i soccorsi a due ore dal fatto, salvare la vita di Ilaria?
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