40 ANNI DI MESTIERE E UNA LIBERTA' SENZA TESSERA
Nel giorno in cui il mondo celebra la libertà di informazione, rivendico il diritto di raccontare la verità senza chiedere il permesso. Da 40 anni sul marciapiede al "marchio" di radiato, fino allo scoop sul Corridoni-Campana: ecco perché OSIMO OGGI non arretrerà di un millimetro davanti a silenzi istituzionali e intimidazioni

Tra circa un mese avrei festeggiato 40 anni di professione.
Li festeggerò comunque anche se, da tre anni, firmo i miei pezzi da "radiato" su questo blog OSIMO OGGI.
Qualcuno pensa che questo sia un marchio di infamia da usare per screditarmi; per me, invece, è il prezzo pagato per non aver mai imparato a chiedere il permesso.
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Oggi, in coincidenza con il Papa che celebra la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, nel piccolo di Osimo il caso della studentessa del Corridoni-Campana finita in coma etilico mette a nudo l'ipocrisia di un intero sistema.
Come sempre i più beceri mi hanno definito "giornalaio", per aver descritto la realtà cruda di quella notte a Ostuni.
Mi hanno intimato di cancellare gli articoli. O peggio.
Ma un giornalista che ha passato 40 anni sul "marciapiede" sa che la verità non ha bisogno di "pietà" burocratica, ha bisogno di luce.
Per fortuna non ho più una tessera da difendere, non ho Ordini professionali a cui rispondere: rispondo solo a voi, ai 52.000 lettori che in questi giorni hanno cercato su queste pagine ciò che altrove non era conosciuto e infine scopiazzato, taciuto o edulcorato ma sempre badando a non citare la fonte scomoda a cui abbeverarsi.
Come ovvio, il mio "mestiere" non è finito con un provvedimento disciplinare; anzi è ricominciato qui, con la libertà di raccontare che quella notte l'allarme è scattato solo alle 4 del mattino, dopo ore di inaccettabile silenzio.
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Oggi, alle 14, uscirà la quarta puntata della nostra inchiesta.
Sarà dura, documentata e senza sconti.
Perché la libertà di stampa non si celebra con i discorsi, si esercita scrivendo ciò che gli altri vorrebbero nascondere.
Avanti tutta.
(Evviva il Papa!)
Sandro PANGRAZI



