DOPO IL MIRACOLO DI OSTUNI IL SANGUE DI LIGNANO, PERCHE' IL MODELLO "TETTI & VODKA" E' UN PERICOLO
Mentre un 19enne di Monopoli lotta per la vita dopo il volo dal terzo piano di un hotel a Lignano Sabbiadoro, il dibattito si sposta sulla responsabilità degli adulti. Tra chi invoca il "miracolo" e chi rivendica le proprie bravate giovanili sui tetti, emerge il profilo di un'educazione che ha smarrito il senso del limite


di Sandro PANGRAZI
- Lignano: quando la cronaca cancella il futuro
La cronaca di domenica scorsa da Lignano Sabbiadoro è di quelle che non vorremmo mai scrivere: un ragazzo di 19 anni, in gita con il suo liceo, precipita da un balcone nella notte.
Un impatto violentissimo che lo ha lasciato in fin di vita nel reparto di terapia intensiva a Udine. Mentre gli inquirenti scavano nella dinamica — tra ipotesi di tragiche fatalità e ombre di eccessi etilici — il dramma ci impone una surplus di riflessione che va oltre il doppio episodio di Ostuni e Lignano: che tipo di messaggi ricevono i nostri figli prima di salire su quei pullman?
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2. La trappola della nostalgia: tra tetti e vodka
È in questo contesto di emergenza educativa che le parole di Don Paolo VOLPE, che riportiamo integralmente per trasparenza, assumono un peso specifico enorme.
Se da un lato il sacerdote difende la categoria dei docenti, dall'altro scivola su un terreno pericoloso: quello della "normalizzazione" del rischio.
Rievocare con nostalgia i tetti scalati e l'odore della vodka della propria gioventù per stabilire una sintonia con gli alunni, proprio mentre un coetaneo di quegli stessi alunni giace in un letto d'ospedale, non è un ponte educativo, ma una scommessa sulla pelle dei ragazzi.

https://www.dottromaldini.com/
Dal post Fb di Don Paolo VOLPE:
"Dei vari articoli che da venerdì si leggono in giro, scelgo di condividere quello più sensato dove non ci sono attacchi gratuiti a nessuno.
Ci tengo a dire che sono 7 anni che faccio almeno tra i 2 e i 5 viaggi d’Istruzione l’anno con le scuole, oltre che i campi scuola con la parrocchia da ben 32/33 anni; e non mi è mai capitato nulla per fortuna…
Non vado perché vengo premiato per qualcosa ma semplicemente perché mi rendo disponibile, vista la fatica sempre più accentuata di reclutare docenti che si prendano il peso di tale responsabilità; e poi perché sono occasioni meravigliose per entrare ancora più in sintonia, sia con vita dei ragazzi, sia con quella dei colleghi...
Il polverone è ormai chiaro - e lo si legge bene da ciò che è scritto in certe pagine e purtroppo ci prepariamo a leggerlo nei giorni successivi, ahimè - che a smuoverlo siano stati quei genitori e quegli insegnanti che continuamente, cercano ogni pretesto per fare guerra alla Preside e alla scuola in cui, dei primi, vanno i loro figli e i secondi insegnano, sputando continuamente e gratuitamente, ve lo garantisco - sul piatto in cui mangiano, come si suol dire.

Tra selfie ricercati e ricordi di bravate giovanili: l’estetica dell’'adultiscenza' alla prova della realtà. Se l’adulto cerca il consenso parlando (e mostrandosi) come un coetaneo dei suoi alunni, chi resta a presidiare il confine tra la goliardia e la tragedia?
Ogni volta che c’è un CDC ripeto tra me e me: “Fortuna che non sono presenti gli studenti perché non vedrebbero un bell’esempio di adulti e professionisti dell’educazione; e in classe saremmo tanto poco credibili”...
In adolescenza, si sa, che quella delle gite scolastiche è un’occasione anche per “trasgredire” un pò: fa parte della normalità di questo percorso che tende alla pienezza della vita.
(Ad-ol significa proprio questo: verso la pienezza, la completezza dell’essere adulto).
E se è un cammino vuol dire che la meta ancora non c’è, per cui sbagliare strada, scivolare, disorientarsi, riprendere il percorso sono tutte esperienze che compongono quel bellissimo pezzo di puzzle della vita che porta i tratti dell’adolescenza.
Ad oggi io non posso neanche sentire l’odore della wodka perché in gita di secondo superiore…
Ero adolescente anch’io! Ho davanti agli occhi l’immagine dei terrazzi e, ancor peggio, dei tetti che scavalcavamo per andare di camera in camera, sperando di elemosinare una strusciata o un bacio da qualche nostra compagna di classe...
Certo è che, a differenza nostra, oggi c’è meno consapevolezza e quindi meno considerazione delle conseguenze delle proprie azioni; forse anche perché tanto c’è mamma e babbo “adultiscenti” che, da buone chiocce, prendono comunque le difese dei figli che già, nel quotidiano, sono tenuti nella bambagia del protettivismo...
Quando imparano, così a stare al mondo?! “Gli sbagli non esistono; esistono le esperienze”, dico tra le prime cose ai miei alunni: ma se non c’è qualcuno - e quel qualcuno sono i genitori - che corregge e fa capire...
Chapeau ai genitori della ragazza sprovveduta e sfortunata (ma anche miracolata) che si sono dimostrati genitori responsabili, onesti ed intelligenti; che non se la sono presa “col mondo” (con le gite, coi docenti, con la scuola, con la preside) ma con la propria figlia; ed ancora si scusano e soprattutto ci ringraziano per aver tempestivamente accudito la figlia evitando il peggio.
E ricordando che noi non dormiamo in camera con i ragazzi, dico loro: “Non fate i cretini e stateci con la testa perché io casa e libertà non c’ho nessuna intenzione di perderle per le vostre cazzate 😜😘”.
E aggiungo: “Crescete senza farvi attanagliare la vita da quella che è la malattia più diffusa oggi e che noi adulti non esitiamo ad inculcarvi purtroppo: il risentimento, che è poi la stessa che è descritta ne “La volpe e l’uva”...".
DON PAOLO
3. L’illusione del “miracolo” come alibi pedagogico
In quella che il sacerdote di Villa Costantina ha definito "adultiscenza" - riferendosi ai genitori - l’adulto abdica al ruolo di argine per farsi complice.
Definire "miracolata" una studentessa 15enne dopo un fuori programma etilico, come accaduto recentemente a Ostuni, significa affidarsi alla buona sorte anziché alla sorveglianza.
Ma a Lignano il miracolo non è avvenuto, e la realtà ci ricorda che dal terzo piano non si "scivola" per imparare la strada: si cade, spesso senza ritorno.
La fortuna non può essere una strategia di vigilanza.
4. Se l’educatore cerca il “like” tra i banchi
La difesa della scuola non passa per la goliardia social o per la rivendicazione di "cazzate" adolescenziali condite da emoji scherzose.
Mettere sullo stesso piano la propria "libertà" legale e la vita dei ragazzi, come fatto nel post del "don", svilisce la gravità della missione educativa.
Abbiamo bisogno di adulti che abbiano il coraggio di essere impopolari, di dire dei "no" feroci e di ricordare che la vita è preziosa proprio perché fragile; invece di strizzare l'occhio alle trasgressioni per non apparire severi.
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5. OSIMO OGGI: il dovere di restare adulti
Il diritto di critica di OSIMO OGGI nasce qui: nel rifiuto di accettare che l'incoscienza sia spacciata per una tappa obbligata della crescita, specialmente quando il prezzo da pagare è così tragicamente alto.
Non è "fare la guerra alla scuola" ma pretendere che chi educa sia il primo a rispettare la sacralità e la prudenza del proprio ruolo.
Davanti a un balcone vuoto e a una vita sospesa, il silenzio della riflessione e il rigore del limite valgono molto più di qualunque "occhiolino" social.

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