lunedì, 04 maggio 2026

CORRIDONI-CAMPANA, L'OMBRA DEL RISCHIO GIA' NOTO? IPOTIZZATI PRECEDENTI GIA' GESTITI DALLE COMPAGNE 15ENNI

L’ammissione della Dirigenza sull’allarme scattato solo alle 4 del mattino trasforma (o almeno dovrebbe) il caso di Ostuni in un atto d'accusa contro un modello educativo che sembra aver smarrito la bussola della vigilanza. Tra sospetti di precedenti già noti alla classe e un sistema di "auto-soccorso" tra minorenni, il Corridoni-Campana, vista la portata della notizia che ha ormai travalicato gli angusti confini comunali, farebbe bene a fare chiarezza sul silenzio di quelle quattro ore. Mentre gli adulti si dividono nello scaricabarile tra scuola e famiglie, resta infatti la cruda realtà di un'emergenza trascurata, che ha rischiato di trasformare un viaggio di istruzione in un punto di non ritorno

Di Sandro Pangrazi | 04-May-2026 4 min di lettura
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CORRIDONI-CAMPANA, L'OMBRA DEL RISCHIO GIA' NOTO? IPOTIZZATI PRECEDENTI GIA' GESTITI DALLE COMPAGNE 15ENNI

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di Sandro PANGRAZI
Il fumo delle polemiche social e le lezioni di "galateo giornalistico" lasciano oggi il posto alla fredda cronaca dei fatti. 
Mentre l’Istituto Corridoni-Campana ha appena riaperto i battenti, tra il silenzio dei corridoi e l'attesa di provvedimenti, una domanda resta sospesa sopra Osimo: cosa è successo in quell'albergo di Ostuni tra mezzanotte e l'alba?

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1. L’orario della verità
Non spetta alla cronaca stabilire la gravità clinica di un malore, ma il dato oggettivo — ammesso dalla stessa Dirigente BRANDONI — certifica un fallimento: la telefonata dei docenti accompagnatori alla Presidenza è giunta solo alle 4 del mattino. 
Un orario che documenta un vuoto temporale spaventoso. Che si sia trattato di un’emergenza disperata o di un malore gestito con imperizia, il fatto resta: una studentessa di 15 anni è rimasta per ore in un limbo di incoscienza prima che la catena di soccorso istituzionale si attivasse.

2. Il sospetto della recidiva
Lo avevamo scritto nel primo articolo e lo ribadiamo oggi, forti dei riscontri che filtrano proprio dalle mura dell’Istituto: la situazione clinica della giovane non sarebbe stata un evento isolato. Emergono ombre su precedenti episodi che il gruppo classe sarebbe stato solito "gestire privatamente" all'insaputa degli adulti. 
Un sistema di autogestione del rischio tra minorenni che ha funzionato finché la situazione non è degenerata, trasformando l'omertà in un azzardo sulla pelle di una studentessa. Com’è possibile che ai docenti definiti "competenti" sia sfuggito un rischio che pare fosse noto ai coetanei?

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3. La scuola “Tour operator”
Il dramma sfiorato riaccende i riflettori su una gestione dell'istituto che molti, tra docenti e genitori, definiscono ormai sbilanciata verso il marketing dei viaggi. Il Corridoni-Campana sembra aver rincorso una "dimensione internazionale" a ogni costo, trasformando i viaggi di istruzione in leve per incrementare le iscrizioni. 
Ma quando l'organizzazione logistica prende il sopravvento sulla sicurezza reale e sulla vigilanza costante, il modello "Tour Operator" mostra le sue crepe più profonde. 
Si è privilegiata la forma rispetto alla sostanza della sorveglianza?

4. Il crollo del patto educativo
Mentre la città si divide tra chi punta il dito sulla mancata vigilanza e chi invoca la responsabilità delle famiglie, emerge il ritratto di un patto educativo ormai in frantumi. Tra genitori che sembrano demandare ogni controllo e una scuola che pare trincerarsi dietro la burocrazia, si consuma uno scaricabarile che non giova a nessuno. 
Resta l'amarezza di vedere adulti pronti a darsi battaglia sulla "forma" o sulle parole utilizzate (come la bava e il collasso, crudi ma reali segni clinici di quella notte), mentre una quindicenne veniva lasciata per ore sola, in attesa di un'alba che ha rischiato di non arrivare mai.

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5. Il bivio dell'Ufficio Scolastico
Ora la parola passa o almeno gerarchicamente dovrebbe all’Ufficio Scolastico Regionale. 
La gestione dell'istituto, se così sarà, dovrà affrontare la realtà di un soccorso tardivo e di un'autonomia dirigenziale che appare oggi priva di contrappesi. 
Osimo non chiede pietà, chiede risposte. 
La "scuola dei viaggi" non può ripartire per la Grecia facendo finta che quel ritardo delle 4 del mattino sia stato un atto di competenza. 
Il tempo del silenzio istituzionale è scaduto.

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