mercoledì, 29 aprile 2026

DAL BATTESIMO DI PANGRAZI ALLA SCOMUNICA DI NOVELLI: DOPO 104 ANNI L'OSIMANA CERCA UN MIRACOLO PER NON SPARIRE

Sotto la furia degli ultras e il silenzio indifferente della città che conta, l’Osimana affonda tra la fuga dei suoi leader tecnici e il personalismo di un "Presidente-magazziniere", troppo attento al proprio stipendio per curarsi dei debiti del club. Torna di attualità lo spettro del fallimento sportivo del 1996 e della III Categoria: senza una scossa, resta solo l'ultima, disperata carta della politica. Al Sindaco Glorio il compito difficile di compiere quel miracolo che 20 anni fa Niccoli neanche tentò

Di Sandro Pangrazi | 28-Apr-2026 4 min di lettura
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DAL BATTESIMO DI PANGRAZI ALLA SCOMUNICA DI NOVELLI: DOPO 104 ANNI L'OSIMANA CERCA UN MIRACOLO PER NON SPARIRE

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di Sandro PANGRAZI

“In questo primo comunicato abbiamo deciso di rendere pubblico il nostro disprezzo e il nostro malessere verso la società e, in particolare, nei confronti del Presidente Antonio CAMPANELLI”. 

Inizia così, con un attacco frontale privo di diplomazia, la contestazione aperta del tifo organizzato Giallo-Rosso. 
Dopo aver atteso il termine della stagione per non destabilizzare l'ambiente, la piazza ha rotto gli indugi: le dimissioni di CAMPANELLI non sono più una richiesta, ma un imperativo per gli ultras. Quella che segue è l'analisi di una crisi che affonda le radici in anni di gestione solitaria, tra bilanci in sofferenza e una mediocrità sportiva che rischia di cancellare 104 anni di storia.

1. La rottura: il grido degli ultras e il silenzio societario
Il malessere della piazza osimana esplode dopo mesi di risposte mancate, anche sulla gestione "in famiglia" dello Stadio Diana. 
La frattura tra i tifosi e società appare ormai insanabile e ad un punto di non ritorno: la contestazione punta il dito contro una presidenza vissuta come un "ostaggio" personale della centenaria U.S.Osimana; una conduzione sorda alle richieste di trasparenza della città e chiusa in un isolamento che ha logorato l'entusiasmo anche dei sostenitori più fedeli.

2. La diaspora tecnica: l'addio di Chiodini e Labriola
Il segnale plastico del crollo è la "fuga" a Civitanova Marche delle due colonne portanti degli ultimi cinque anni: il Direttore sportivo Mauro CHIODINI e l'allenatore Claudio LABRIOLA. 
La loro decisione di scendere in Promozione per accasarsi alla Civitanovese neoretrocessa suona come una sentenza: per gli addetti ai lavori è la prova che ad Osimo "non c'è più una lira". 
Un progetto tecnico serio, fuggito di fronte all'evidenza di una crisi economica non più sostenibile.

Antonio CAMPANELLI, uomo solo al comando di una società storica che oggi invoca un deciso cambio di rotta, finchè si è in tempo.

3. Il "Presidente-auto stipendiato" e l'economia del settore giovanile
Al centro delle critiche c'è l'atipica figura di CAMPANELLI, percepito come un "Presidente-stipendiato". 
Più che immettere capitali, il patron agisce come un dipendente tuttofare, accreditandosi un compenso per mansioni operative sul campo e persino gestionali, tipo magazziniere. 
Questa gestione trae linfa vitale dai circa 100.000 euro annui, due più, uno meno, provento delle rette del settore giovanile: un polmone finanziario pagato dalle famiglie che garantisce la sopravvivenza della Presidenza, ma non la crescita del club.

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4. Il vuoto al Diana: mediocrità sportiva e distacco della città
Il bilancio sportivo parla chiaro: nonostante le ambizioni dichiarate, l'Osimana ha chiuso anche quest'anno al settimo posto, lontana dai play-off. 
Lo stadio Diana è ormai lo specchio di questo distacco, frequentato da una media di soli 300 spettatori paganti + ultras. 
In questo vuoto sociale e sportivo, Campanelli ha mantenuto uno status funzionale alla propria permanenza, scaricando i debiti gestionali sul club e ovviamente mai sulla propria figura.

5. Il bivio politico: tra il miracolo della Glorio e lo spettro di Novelli
L'ultima speranza è legata alla politica. La presenza al Diana, domenica scorsa per l'addio alla stagione, del Sindaco Michela GLORIO, di Simone PUGNALONI e - a parte - pure di Dino LATINI potrebbe segnare l'inizio di una difficile mediazione per il trapasso societario. 
Senza un intervento che convinca Campanelli a passare la mano e senza nuovi investitori (che non ci sono e non ci saranno, almeno pescando nel bacino della città), il rischio concreto è il ritorno degli "orchi e maghi cattivi" dell'era NOVELLI: un tracollo epocale che nel 1996 portò l'Osimana, in cinque anni, dall'Eccellenza all'infamia della III Categoria.
Un tragitto di nuovo dritto verso l'Inferno, giusto 20 anni dopo, di cui i presupposti attuali sono sin troppo ricchi di chanches.
Per il calcio osimano, fondato da mio nonno Galliano PANGRAZI 104 anni fa, potrebbe costituire l'apporodo definitivo... giusto dietro l'angolo.
L'allarme è massimo, il pericolo incandescente... alla GLORIO fare in modo di non essere ricordata come fu Alberto NICCOLI.

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