sabato, 12 settembre 2026

DALL'INIZIAZIONE DELLE VERGINI SPOSINE ALLA LEGGE MERLIN: 2.115 ANNI DI SESSO E POTERE SU UN COLLE NATO MASCHIO

Nell'antica colonia romana di Auximum, abbarbicata sul nostro colle, vigeva la legge dell'impero, ovvero del sesso più crudo come arma di sottomissione. Un filo rosso lungo esattamente 2.115 anni che si separa, attraverso "appena 75 passaggi di letto e di sangue", da quel lontano 157 a.C. Fino al traguardo della generazione nata nel 1958, l'anno che sbaraccò definitivamente i bordelli di Stato

Di Sandro Pangrazi | 12-set-2026 9 min di lettura
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DALL'INIZIAZIONE DELLE VERGINI SPOSINE ALLA LEGGE MERLIN: 2.115 ANNI DI SESSO E POTERE SU UN COLLE NATO MASCHIO

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di Sandro PANGRAZI

C'è un paradosso biologico e piccante che stringe il costume sessuale della nostra città in un abbraccio lungo ben 2.115 anni, dall'anno di fondazione all'arrivo della legge Merlin. 
Ad esempio se prendessimo l'anno zero della colonia romana di Auximum, ovvero il 157 a.C., e lo ritenessimo il punto di partenza dell'albero genealogico di un osimano nato nel 1958, sapete quanti antenati diretti ci separerebbero da quell'epoca? Appena 75 persone!
Una catena umana cortissima che ha superato assedi gotici, pesti, condottieri ribelli e il controllo asfissiante dello Stato Pontificio per arrivare fino al boom economico del secolo scorso.
Se però pensate che i nostri 75 nonni osimani passassero il tempo solo a filare la lana e/o a pregare Giove o Dio, siete completamente fuori strada. 
Ecco gli otto passaggi chiave di questa catena biologica, raccontati per divertimento ma senza filtri e in rigorosa cronologia.

L'ETÀ ROMANA: LA LEGGE DEI PREDATORI NEL FORO (Dalla 1ª alla 20ª generazione)
Nei primi secoli della colonia, il sesso sul nostro colle non era una questione di romanticismo e coccole, ma in linea col pensiero romano di "vir", l'esibizione pubblica di chi ce l'aveva più lungo: era puro potere (imperium). 
Nelle domus dei patrizi osimani, la regola d'oro dei nostri antenati maschi e liberi era una sola: essere sempre il predatore, colui che penetra. 
Il maschio adulto che per disgrazia assumeva il ruolo passivo andava incontro all'infamia legale, perdendo il diritto di voto nel foro, posto sotto l'attuale Piazza Boccolino. 
Fu in questo periodo d'oro che nel 49 a.C. Giulio Cesare spalancò le porte della città strappandola ai fedeli di Pompeo. 
Cesare stesso, d'altronde, portò per sempre la macchia di essere stato "la Regina della Bitinia" per essersi sottomesso a un re straniero. 
Una sottomissione che a quei tempi, se finiva sui muri del foro, ti distruggeva la reputazione e/o la carriera politica in cinque minuti.
Non a caso vennero scolpite le celebri statue acefale che oggi fanno la guardia nell'atrio del Palazzo Comunale. 
I Romani, da cinici risparmiatori, avevano inventato le statue con la testa intercambiabile: il corpo di marmo restava lo stesso, ma quando un notabile locale cadeva in disgrazia o c'era un cambio di governo, bastava svitare la vecchia testa e avvitarci sopra quella del nuovo vincitore. 
Se poi il popolo si infuriava davvero, la testa veniva staccata a mazzate e buttata direttamente giù dal colle nel fiume Musone, lasciando le statue "Senza Testa" che ancora oggi ci rappresentano.

I "MENÙ EROTICI" TRA I VICOLI E LE GROTTE ENTRO LE MURA (Dalla 21ª alla 30ª generazione)
A differenza di quanto si possa pensare, il vero mercato del sesso non si trovava nelle campagne, ma pulsava all'interno delle imponenti mura della città. 
Nei vicoli più stretti e bui a ridosso del Foro, o negli anfratti più discreti del nostro misterioso sottosuolo osimano, i gestori dei postriboli (lenoni) facevano affari d'oro. 
Lì dentro, la realtà per le schiave era una vera e propria catena di montaggio erotica. 
Le sventurate dovevano soddisfare tra i 15 e i 30 clienti al giorno, consumando sveltine meccaniche di pochissimi minuti su miseri pagliericci. 
Il costo era popolarissimo: tra i 2 e i 4 assi (il prezzo di una pagnotta). 
Per superare le barriere linguistiche con i soldati stranieri o i mercanti di passaggio, sopra le porte delle celle venivano persino dipinti affreschi espliciti con le diverse posizioni: il cliente indicava il disegno, consegnava un gettone di bronzo (la spintria) e consumava il rapporto. 
Il godimento femminile? Una totale finzione professionale (ars meretricia) recitata solo per gratificare l'ego del maschio e racimolare una mancia.

IL RITO SHOCK DEL MATRIMONIO SUL FALLO DI PIETRA (Dalla 31ª alla 40ª generazione)

Il dettaglio più scabroso dell'epoca pagana riguardava però le ragazze perbene dell'aristocrazia osimana. 
Prima di consumare il matrimonio nella camera nuziale, le giovani spose – spesso bambine di appena 12 o 14 anni, completamente vergini – venivano accompagnate dalle donne anziane davanti alla statua del dio della fertilità Mutunus Tutunus, che una plausibile tradizione locale colloca in un'edicola sacra nei pressi dell'antico tempio sotto l'attuale Cattedrale di San Leopardo. 
Il rituale era tassativo: la ragazza-sposa doveva sedersi a cavalcioni direttamente sopra l'enorme e sproporzionato fallo di pietra della divinità. Serviva a "desensibilizzarsi" al sesso e invocare la fertilità del grembo. 
In pratica, si consegnava la prima e dolorosa rottura dell'imene alla pietra del dio, affinché il successivo rapporto con il marito terreno venisse privato del trauma e del sangue iniziale. 
Una sottomissione totale della donna all'ordine patriarcale che fece imbestialire non poco i primi Padri della Chiesa.

QUANDO ANCONA ERA IL PORTO DI OSIMO: BELISARIO E LA FAME NERA (Dalla 41ª alla 50ª generazione)
Tutto questo sfarzo imperiale e pagano crollò nel VI secolo d.C. con la catastrofica Guerra Gotica. 
All'epoca, l'autentica capitale del Piceno era il nostro colle: non per caso lo storico bizantino Procopio di Cesarea, nelle sue cronache, rovesciò i rapporti di forza odierni definendo Ancona semplicemente come "il porto di Osimo". 
Proprio per questa importanza cruciale, nel 539 d.C. il leggendario generale bizantino Belisario strinse la città in una morsa d'assedio spietata durata più di sei mesi per strapparla agli Ostrogoti. 
Fu il momento più nero della storia cittadina: la fame divenne così atroce che gli osimani finirono per mangiare l'erba tra i sassi e persino sterco animale. 
Osimo resistette fino allo stremo, perdendo alla fine lo status di opulenta capitale della romanità e scivolando verso il Medioevo, mentre la Chiesa iniziava a mettere i calzoni al sesso.

IL QUATTROCENTO DI BOCCOLINO: TRA ARMI, ORGIE MERCENARIE E "CULTURE DELLA CARNE" (Dalla 51ª alla 60ª generazione)
Se pensate che l'arrivo dell'anno Mille abbia calmato gli spiriti osimani, vi sbagliate di grosso. 
Saltando al XV secolo, entriamo nell'era di Boccolino da Guzzone, il condottiero più celebre e rissoso della nostra storia. 
Sotto il suo dominio, Osimo divenne un crocevia di compagnie di ventura e mercenari: e dove ci sono soldati, il sesso scorre a fiumi. 
Il Quattrocento osimano fu un’epoca scandalosamente libertina. 
Il Comune gestiva direttamente il bordello pubblico entro le mura come una vera e propria azienda commerciale (incassandone i proventi), mentre i "peccati contro natura" (l'omosessualità e il sesso anale) erano così diffusi tra le soldataglie e i giovani nobili da far accorrere a Osimo predicatori inferociti come San Giacomo della Marca, che urlavano dal pulpito contro i vizi carnali degli osimani. 
Anche le feste popolari erano ad altissimo tasso erotico e le amanti dei capitani di ventura dettavano legge. 
Pur di non piegarsi al Papa, Boccolino arrivò così a offrire la città al Sultano turco Bajazet II: una sfrontatezza assoluta che è rimasta stampata nel DNA ribelle di questo colle.

IL BIGOTTISMO DEL PAPA-RE TRA '1600 E '1700: IL SESSO DIETRO LE SERRATURE (Dalla 61ª alla 66ª generazione)
Dopo le fiammate di Boccolino arrivò la scure della Controriforma: Osimo sprofondò nel lunghissimo e grigio controllo dello Stato Pontificio. 
Tra il Seicento e il Settecento, il sesso divenne un'ossessione per il tribunale del Vescovo. 
Le prostitute osimane vennero segregate per legge in quartieri ghetto e obbligate a indossare un velo giallo per essere distinte dalle matrone "oneste". 
Nacque lo sport cittadino della delazione: i vicini spiavano dal buco della serratura e denunciavano in Curia chi faceva sesso fuori dal matrimonio o di venerdì. 
I ragazzi osimani dell'epoca finivano a processo per "stupro" anche solo se convincevano una contadinella a concedersi promettendole un matrimonio che poi non celebravano. 
Una cappa asfissiante di moralismo bigotto in cui i corpi delle donne erano totalmente sottomessi al controllo dei preti, squarciata solo a fine '1700 dall'arrivo dei soldati francesi di Napoleone, che portarono a Osimo le prime idee libertine e, ironia della sorte, le prime tessere sanitarie obbligatorie per le prostitute.

DAL RISORGIMENTO AL FASCISMO: IL SEGRETO DI STATO... FUORI PORTA (Dalla 67ª alla 72ª generazione)
La parentesi francese durò poco e la Restaurazione papalina riprese il controllo, finché il 18 settembre 1860 la pianura tra l'Aspio e il Musone tremò sotto i colpi di cannone: a due passi dal nostro colle si combatté la storica battaglia di Castelfidardo. 
Le colonne sarde mossero l'attacco proprio partendo da Osimo, ponendo fine al millenario potere temporale dei Papi. 
Ma l'ipocrisia sessuale cambiò solo veste sotto il Fascismo. 
MUSSOLINI esigeva che le donne osimane sfornassero figli per la Patria, punendo l'aborto e tassando i celibi. 
Al contempo, però, il regime gestiva e proteggeva i bordelli ufficiali. 
Osimo, tuttavia, per la Questura era troppo "puritana" o troppo piccola o troppo entrambe: sul nostro colle non aprì mai nessuna casa di tolleranza fascista. 
E allora cosa facevano i nostri nonni in camicia nera? 
Semplice: prendevano la corriera o il treno e fuggivano in massa verso i celebri casini di Ancona, stipati nei vicoli del porto o del rione Guasco, consumando l'ipocrisia del sesso di Stato fuori porta.

IL TRAGUARDO DEL 1958: DALLA "SPINTRIA" ALLA LEGGE MERLIN
Superati i drammi della Seconda Guerra Mondiale e della Linea Gotica, i fili di questa evoluzione si ricongiungono infine alla 75ª generazione. 
È l'anno di grazia 1958: i nostri genitori ci danno alla luce a Osimo. 
Una data pazzesca per la storia del costume: proprio il 20 settembre 1958 entra in vigore la storica Legge Merlin, che decreta la chiusura definitiva dei bordelli di Stato in tutta Italia.
In un incredibile cortocircuito, l'anno del 1958 segna la fine di un sistema — quello del sesso regolamentato e protetto dalle istituzioni — che era stato inventato e istituzionalizzato proprio dai nostri antenati romani entro le mura di Auximum 2.115 anni prima. 
Si chiude così una catena biologica pazzesca, nata all'ombra dei falli di pietra pagani e approdata alla libertà della Osimo moderna, che quasi 70 anni dopo vedrà la rottura definitiva del monopolio patriarcale con l'elezione di Michela GLORIO, primo Sindaco donna della storia cittadina.

 

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(Causale: Per un giornalismo che non passa inosservato)

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