IL TRIONFO DEL "BABBEISMO": COME DIPRE' HA MESSO IN GINOCCHIO LA STAMPA FERMANA
La regia glaciale del barlettano-marchigiano Francesco Dimiccoli alla base dell'operazione: un burattinaio perfetto capace di muovere a comando la "pazzia" di Diprè e la co-partecipazione della civitanovese Gaia Marziali. Tra un passato da Oss e il presente da porno star di periferia (col nome d'arte Freya Ferrari), l'ex badante ha prestato volto e corpo all'illusione più spinta: una gang-bang collettiva promessa agli elettori e poi sfumata nel nulla, proprio come il treno che ha riportato i protagonisti lontano da una Fermo stordita e beffata

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di Sandro PANGRAZI
È finita nel modo più banale e scontato possibile: con un treno preso al volo, in fretta e furia, verso la prossima stazione del degrado e una scia di promesse grottesche evaporate al primo sole primaverile. Ma per venti giorni esatti, Fermo è stata trasformata nel palcoscenico di una commedia surreale a cui troppi — dai cittadini a caccia di un selfie "maledetto" ai giornalisti affamati di click facili — hanno voluto dare una dignità che non ha mai avuto.
Una messinscena che ha letteralmente sequestrato il dibattito pubblico, distogliendo l'attenzione dai problemi reali per regalarla a un trio di attori diretti da una mente fin troppo lucida: quella del barlettano Francesco DIMICCOLI.

Vota Andrea, vota Andrea, vota Andrea DIPREì Sindaco di Fermo!
Il regista barlettano e i suoi attori
DIMICCOLI, trapiantato nel Civitanovese, è il vero burattinaio di questo teatro dell'assurdo.
È lui che ha mosso con precisione chirurgica i fili della "pazzia lucida" di Andrea DIPRÈ, un personaggio ormai ridotto a maschera tragica di se stesso; e ha gestito la presenza scenica di Freya FERRARI.
Quest'ultima, al secolo Gaia MARZIALI, 36enne civitanovese con un passato da Operatrice socio sanitaria e un presente da porno star di serie C, è stata il "volto gentile" (si fa per dire) di un’operazione che puntava a "tossicizzare" la campagna elettorale fermana.
Insieme hanno trascinato il dibattito nel fango, tra deliri chimici, slogan al limite del penale e la promessa — diventata virale tra i più sprovveduti — di una colossale gang-bang celebrativa in caso di elezione.

Per l'ex badante civitanovese Gaia MARZIALI, indicata capolista del Dipreismo, niente gang-bang della gloria per l'elezione a Fermo di Andrea DIPRE'
Il bluff dell'aggressione e il "marketing della benda"
Il colpo di teatro finale è andato in scena proprio quando la farsa rischiava di scontrarsi con la realtà burocratica della presentazione delle liste.
Con una tempistica sospetta, DIPRÈ ha inscenato una fuga rocambolesca da Piazza del Popolo, lamentando un’aggressione fisica subita da fantomatici politici locali, di cui però si è ben guardato dal fare i nomi in conferenza stampa.
Nonostante i racconti epici di corse disperate al pronto soccorso e denunce in caserma insieme alla MARZIALI, la verità oggettiva è risultata essere pari allo zero per cento.
Un dettaglio su tutti ha svelato il trucco: il polso destro di DIPRÈ, ornato per l'occasione da una "benda promozionale".
Non una medicazione, ma un accessorio di scena studiato per alimentare il vittimismo social e giustificare la ritirata strategica della DIPRÈ-band prima di dover ammettere l'inconsistenza politica della loro lista.

Disneyland a Lido Tre Archi e un "Sindaco per pochi"
Prima di dileguarsi nel nulla, il trio non ha risparmiato i colpi bassi, toccando però l'unico punto "ragionevole" (e forse il solo argomento vero) della loro campagna improvvisata: l'accusa frontale a politica locale, Curia, massoneria e banche, descritte come facce diverse della stessa identica moneta.
Nel mentre, tra un autografo e un selfie con i fans, DIPRÈ rassicurava i residenti di voler trasformare il malfamato quartiere di Lido Tre Archi in una sorta di "Disneyland della coca", un’iperbole cinica che ha trovato terreno fertile solo nella disperazione o nell'idiozia di chi applaudiva.
Il tutto condito da una promessa, questa sì verissima, che i nostri politici veri non possono permettersi per troppo perbenismo: in caso di elezione, non sarebbe stato il Sindaco di tutti i fermani, ma solo ed esclusivamente dei "Dipreisti", sancendo la natura settaria di un'operazione nata per escludere e provocare.
Poi, spenti i riflettori dello smartphone, la sparizione definitiva verso Lissone (Monza) o più probabilmente verso la contigua Porto San Giorgio, prossima alla campagna elettorale 2027.

In primo piano Francesco DIMICCOLI, barba di tre giorni, spiega "l'aggressione psicologica" subita in Piazza del Popolo
Colpevole la Stampa: il silenzio dei "Bravi" giornalisti dell'Ordine
Ma la nota più amara e inquietante di questa vicenda non riguarda i figuranti del circo, quanto chi quel circo lo ha alimentato giorno dopo giorno.
La stampa locale tutta, da quella scritta a quella orale, da quella radiofonica a quella televisiva, è la vera colpevole.
Per tre settimane intere, testate e cronisti hanno "tenuto bordone" a DIMICCOLI e ai suoi sodali, elevando a notizia ogni delirio postato sui social.
Invece di denunciare l'inganno palese, molti colleghi hanno preferito abboccare all'amo del sensazionalismo per racimolare qualche visualizzazione in più, trasformandosi di fatto nell'ufficio stampa gratuito del "Partito Dipreista".
Complimenti vivissimi ai colleghi, dunque, e al silenzio atavico dell’Ordine dei Giornalisti, come sempre rimasto a guardare mentre la dignità della professione veniva calpestata e svenduta in cambio di un titolo acchiappa-click.
Fermo oggi si è risvegliato da questa allucinazione collettiva, ma il veleno di un'informazione che ha preferito il trash alla verità resterà in circolo ancora per molto.
Vergogna!




