LO SCANDALO DEL TITOLO EUROPEO, MIGLIAIA DI EURO PER UN BOLLINO COMPRATO!
Inchiesta 2: dopo il nostro scoop di ieri, scoppia la bufera sulla candidatura di Osimo a Città dello Sport 2028. Scopriamo che ammontano a ben 19.000 euro i "diritti d'immagine" ulteriormente pretesi da Aces e previsti in contratto, una cifra che si aggiunge al tour di lusso per 5 commissari, da rifocillare per tre giorni in hotel tassativamente 5 stelle superior. Per smontare lo scontro politico che ha già travolto città come Chieti, Seregno e Bergamo, Aces suggerisce anche la cura: Glorio metta insieme fino a 4 sponsor privati per coprire i costi. Mentre le società lottano ogni giorno con impianti non all'altezza e per coprire l'aumento di tariffe quasi raddoppiate, il Comune insegue un titolo di carta che in Europa non ha mercato e che si regge solo sugli agganci di Europarlamentari italiani compiacenti a Bruxelles


di Sandro PANGRAZI
Mentre l’Amministrazione comunale di Osimo lucida le medaglie virtuali per la "candidatura" al fregio di “Città Europea dello Sport 2028”, tra i corridoi dei palazzetti e nei bilanci di previsione si fa strada un dubbio documentato: stiamo investendo nell'eccellenza reale o solo in un costosissimo bollino di plastica?
L’esperienza dei Comuni che ci hanno preceduto parla chiaro: dietro i sorrisi a trentadue dei 5 Commissari, si nasconde un sistema fatto di polemiche feroci, spesso impianti al limite o anche fatiscenti e molti costi fissi.
- Il tour dei "vip": 5 stelle superior per tre giorni
C’è un aspetto della candidatura che mai appare nei comunicati trionfali: l’accoglienza dovuta per contratto della cosiddetta Commissione di valutazione.
Osimo si prepara a stendere il tappeto rosso per i 5 Commissari Aces che andranno "riveriti e rifocillati" di tutto punto per ben tre giorni, a livello 5 stelle superior.
Viaggio, trasferimenti, ritorno a Roma. E poi vitto, alloggio di lusso, trasferte e per finire non dovrebbe mancare una o più cene di gala: tutto rigorosamente a carico del Comune (e quindi dei cittadini).
Mentre le società sportive locali lottano per avere un’ora di riscaldamento in più in palestra, il budget comunale dovrà prioritariamente garantire il massimo del comfort agli esaminatori venuti a "toccare con mano", oltre alla nostra idoneità al "titolo", soprattutto la bontà dei nostri cibi, il comfort dei nostri letti, la qualità della ospitalità marchigiana.

Vincenzo LUPATTELLI, figlio del fondatore Gian Francesco, titolari di Aces Europe (papà) e Aces Italia (figliolo)
2. Uno specchio per le allodole: urlano i casi Chieti, Seregno e Bergamo
Dovremmo invece guardare bene a quanto già accaduto in altre città italiane, travolte da aspre polemiche politiche. A Chieti, mentre si festeggiava il titolo, l’opposizione denunciava il "fallimento totale" del progetto: palazzetti con spogliatoi inospitali e incuria diffusa.
A Seregno e Bergamo, lo scontro si è spostato sui portafogli, con denunce per le "parcelle d'oro" destinate a consulenti e staff della comunicazione.
Ovunque la critica al premio Ares è unanime: promuovere una "Città dello Sport" senza strutture adeguate o bruciando risorse in consulenze è una contraddizione in termini.
Osimo è davvero pronta a mostrare i suoi impianti senza imbarazzo o il titolo servirà solo a coprire le criticità delle nostre palestre e delle altre strutture cittadine?
3. La "strategia della cura": lo sponsor come scudo politico
Per disinnescare le polemiche sull'uso di fondi pubblici, Aces non si limita a chiedere i soldi ai Comuni compiacenti, ma suggerisce alle Amministrazioni anche la "cura" comunicativa per parare il colpo: reperire fino a 4 sponsor privati per coprire i 19.000 euro richiesti contrattualmente per i diritti d'immagine.
Si tratta di un'operazione di marketing politico blindata: se i privati si trovano e pagano senza pensarci su, la Giunta può dichiarare che il titolo è quasi "a costo zero" per i cittadini, mettendo a tacere chi chiede perché non si usino quei fondi per le caldaie delle palestre.
Ma resta in piedi, grosso come una casa, il dubbio etico: quegli sponsor non farebbero meglio a sostenere direttamente i giovani atleti osimani anziché pagare un "bollino" internazionale pari a zero in qualsiasi banca?

Bologna, novembre 2025, convegno Anci: il bonifico convalidato, il bollino gigante di Aces si può accarezzare...
4. Un "cliente" garantito che non si può perdere
Nella storia più che ventennale di Aces è assai difficile, infatti, che il titolo non venga assegnato: se proprio una città è impreparata, l'associazione si guarda bene da non bocciarla... semmai la "riprogramma" per l'anno successivo.
Il motivo? Non perdere il "cliente" e assicurarsi che le quote vengano di nuovo versate. Insomma, come già evidenziato ieri, un titolo garantito che toglie ogni parvenza di merito sportivo all'operazione.
5. Un prodotto italo-centrico e la sponda di Bruxelles
Aces Europe è una creatura profondamente italiana. Il prestigio del titolo si regge quasi esclusivamente sulla cerimonia al Parlamento Europeo, resa possibile grazie alla sponda di europarlamentari italiani compiacenti che offrono la cornice istituzionale necessaria per dare un'aura di ufficialità a un ente privato.
Senza questi agganci politici nostrani, pronti a prestare le aule comunitarie per scopi di marketing elettorale, il riconoscimento perderebbe ogni valore.
Insomma, non fosse ancora abbastanza chiara, trattasi di un circuito che, nonostante l'indirizzo belga, parla esclusivamente italiano e si muove in italiano... ma finge di essere un’autorità internazionale per dare lustro ai più furbi tra i Sindaci di casa nostra.

Ogni anno, puntualmente, da un quarto di secolo, una decina di città (solo italiane) diventano di esempio e livello europeo... ma sulla carta! Sborsando soldi, si può... peccato siano denari nostri!
6. La Consulta dello Sport: spettatrice o complice?
In questo scenario, la Consulta dello Sport di Osimo rischia di essere il paravento di un’operazione di facciata. Quegli stessi sponsor che l'Amministrazione cercherà affannosamente, non avrebbero forse preferito investire direttamente nelle attrezzature per i giovani osimani, anziché bonificare 5.000€ a testa in un conto all'estero, per un diploma da appendere in Comune?
7. Conclusione: meglio le docce calde o i loghi colorati?
Mentre si preparano i tappeti rossi per i 5 commissari da coccolare, la domanda per i 35.000 osimani resta una sola: preferite una città che "sembra" europea sulla carta o una che ha un tabellone all'altezza al palasport, oppure docce calde e tetti su cui non piove?
Perché il rischio è che, spenti i riflettori del 2028, l'unica cosa "europea" che resterà a Osimo sarà il conto presentato dagli sponsor o, in ultima istanza, ai contribuenti.
8. Previsione errata
Da notare infine la previsione di spesa (speriamo solo sbagliata e/o non anche falsa) fatta dalla allora candidata a Sindaco Michela GLORIO, secondo cui l'operazione "Città dello Sport" graverebbe sulle casse comunali solo per 2.000 euro!




