SCOSSICCI, CHIUSO IL DOSSIER IN PROCURA: "UCCISI PERCHE' NON PIU' PRODUTTIVI?"
Luce sul cimitero degli orrori a Scossicci. Indagine a 360 gradi sul mondo degli allevamenti tra Macerata e Ancona: i 55 cani sarebbero soggetti "scartati" dal mondo venatorio nell'arco di diversi anni in quanto ritenuti non funzionali. Al centro degli accertamenti la pista dei sospettati dei Carabinieri Forestali del Cònero si è concentrata su un possibile rieducatore, addestratore o ex allevatore che avrebbe dovuto correggere gli animali, rinunciando a farlo nei casi più difficili, fino ad eliminare i soggetti incapaci. A gravare sull'inchiesta è però il silenzio dei chip asportati e parrebbe mai ritrovati: la conferma del lavoro di un professionista


di Sandro PANGRAZI
Le indagini sul macabro ritrovamento di un mese fa a Scossicci sono finalmente arrivate a un punto di svolta. A circa trenta giorni dalla scoperta del "cimitero degli orrori" fatta dall'osimana Manuela PALLOTTA e dal suo bastardino Fonzie — un fosso impervio su un cavalcavia dell'A/14 che ha restituito i resti di 55 cani (in prevalenza setter e pointer) e pure un gatto — i Carabinieri Forestali hanno depositato il rapporto finale sulla scrivania della Procura di Macerata.

La pista professionale
Sebbene il fascicolo resti formalmente aperto contro ignoti, il lavoro investigativo ha stretto il cerchio attorno a una "pista privilegiata".
Al centro del monitoraggio, che non è rimasto ristretto a Scossicci ma ha abbracciato l'intera provincia di Macerata e parte della confinante Ancona, c’è il mondo della caccia e degli allevamenti specializzati.
L’ipotesi investigativa, protetta dal segreto istruttorio, punterebbe verso figure che potrebbero aver agito come allevatori di riferimento, "collettori" o addestratori di animali ritenuti non più o mai idonei all'attività venatoria.

Fonzie, il cagnolino di Manuela PALLOTTA che un mese fa, circa, ha fiutato per primo la morte dei suo 55 sfortunati amici.
Il business della soppressione
Secondo questa ricostruzione, i sospettati si sarebbero presi in carico — dietro compenso — quei cani che "sul campo" non si erano rivelati all’altezza delle aspettative dei proprietari-cacciatori.
Animali che necessitavano di una rieducazione o di una nuova collocazione ma che, una volta giudicati "non recuperabili" e quindi trasformati in un costo non più produttivo, sarebbero stati lucidamente soppressi da una mano esperta.
Una realtà amara ma concreta in territori ad alta densità venatoria, dove il cane da lavoro, se non rende, rischia di diventare un peso inutile, da smaltire come un oggetto.

Alcuni dei troppi sacchi utilizzati dai Carabinieri Forestali per recuperare i poveri resti
Il giallo dei microchip
L'inchiesta deve però fare i conti con un ostacolo tecnico che rischia di garantire l’impunità al colpevole.
Durante i rilievi necroscopici dell'Ast non è stato rinvenuto alcun microchip leggibile, almeno ufficialmente o per non scoprire le carte.
La rimozione sistematica dei dispositivi — effettuata tramite asportazione chirurgica o decapitazione — confermerebbe, se effettuata senza errore su tutte le vittime, la fredda lucidità di chi ha operato per recidere ogni legame legale tra l’animale e il suo detentore.

Al lavoro anche di notte, nei primi giorni, per la terribile conta finale
Il futuro dell'inchiesta
Ora la palla passa alla Procura maceratese. Spetterà ai magistrati decidere se gli elementi raccolti dai Forestali sono sufficienti per tentare di dare un nome, un cognome e soprattutto un volto al responsabile o se, proprio a causa della mancanza di prove "elettroniche" dirette, la vicenda rischi di essere destinata all'archiviazione.
La possibilità che il colpevole possa farla franca è purtroppo assai concreto, nonostante il non facile lavoro portato a termine fin dal primo ritrovamento, lasciando senza giustizia le 55 povere vittime di Scossicci.
Amarezza amplificata dalla consapevolezza, che si è fatta strada nelle indagini, che molti avessero sempre saputo, preferendo tacere per quieto vivere.

Il cavalcavia della morte, a Scossicci di Porto Recanati, nei pressi della Nuova Pignone, teatro della discarica cimiteriale.
Si precisa che il procedimento penale è attualmente nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli eventuali indagati sarà definitivamente accertata solo ove intervenga una sentenza irrevocabile di condanna.




